Tre guerre così diverse

Yaryna Grusha

Negli ultimi anni gli scrittori ucraini hanno cercato ognuno a modo suo di dare la propria opinione sulla situazione ucraina attuale. Questa rinnovata attenzione alla realtà politica e sociale ha promosso anche una riflessione su concetti improvvisamente resi attuali dagli eventi degli ultimi tre anni: guerra, sfollati, reduci, trauma post bellico, confini, patria, separatismo, lingua madre. Tra le ultime novità editoriali abbiamo scelto tre romanzi che parlano della guerra, un tema che domina l’esistenza odierna degli ucraini.

 

Zhadan

Il libro più atteso del 2017 era, senza alcun dubbio, il romanzo sulla guerra del più celebre scrittore ucraino, Internat (Il Convitto) di Serhii Zhadan. Il libro, di cui si è molto parlato ancor prima della sua pubblicazione, anche in virtù dell’aura profetica di cui gode il suo autore, da tempo impegnato in attività benefiche nelle zone di guerra, in realtà ha sollevato più domande che risposte. Già dal secondo capitolo, lo Zhadan di Voroshilovgrad (La Strada del Donbas, Voland, 2016) e Mesopotamia svanisce, ed il lettore si trova al cospetto di una inedita variante della prosa del suo scrittore preferito: veloce, secca, priva delle abituali metafore zhadaniane, ricca di dettagli visivi. Sembra quasi la sceneggiatura di un film, divisa in scene, e scritta tra viaggi volontari nel Donbass, la casa dello scrittore a Kharkiv, il tour con la rock band “Sobaky v kosmosi” e, non ultimo, il solitario lavoro dello scrittore. La realtà ucraina è definita un “convitto” (Internat), un posto dove tante persone senza radici vengono sistemate e poi abbandonate, un posto dove il trentacinquenne protagonista Pavlo, un insegnante di lingua ucraina, va a recuperare nipote Sasha, il figlio della sorella gemella rimasto oltre la linea del conflitto nell’est dell’Ucraina. Da quando è scoppiata la guerra, Pasha (diminutivo di Pavlo) non ha mai preso le parti di nessuno. Un po’ come nella sua vita, dove non ha mai preso le parti di nessuno, non ha mai avuto la passione verso qualcosa, nemmeno per il suo lavoro. E proprio di questo verrà accusato da Nina, la giovane insegnante del convitto, secondo la quale l’indifferenza e l’ignoranza di tanti come lui hanno reso possibile la situazione bellica attuale. Questi tre giorni di viaggio rappresentano un ideale percorso di iniziazione che dovrà far cambiare idea a Pasha, ma anche a tutti i lettori che fino adesso hanno evitato di schierarsi. In questo romanzo Zhadan osserva più che riflettere, descrive le cose più che definirle. Una prosa che racconta una guerra non ancora finita forse dovrebbe essere proprio così: impulsiva e veloce, finché il tempo e la distanza non porranno le condizioni per una più attenta riflessione. Tuttavia, forse una maggior distanza avrebbe evitato anche molti dei difetti di questo testo. Un tour di Serhij Zhadan è previsto per Maggio 2018, tutti i dettagli verranno comunicati sul nostro sito.

 

Kalytko

La variante della guerra di Kateryna Kalytko, la scrittrice che con il libro Zemliia zagublenykh ano malen’ki strashni kazky (La terra dei perduti o piccole favole terribili) nel 2017 ha fatto il pieno di premi letterari (tra cui BBC book e Konrad Prize), si sposta dall’esterno all’interno. Nella sua seconda prova in prosa dopo M.Isteriia (2007), la poetessa ucraina costruisce dei personaggi che dovranno combattere certe volte se stessi, perché in fondo il nostro peggior nemico è chiuso dentro di noi. Nei primi tre racconti, Voda (L’acqua), Kashtelian (Il castellano), Viter u porozhnii ochnytsi (Il vento nella feritoia vuota), Kalytko costruisce un mondo mitologico nel quale il lettore riesce tuttavia a riconoscere la realtà ucraina attuale, dove la guerra è uno stato d’animo permanente e non solo una parte della storia del paese. Il “mondo dei perduti” è un mondo dove vivono una ragazza che fin da bambina viene trasformata contro la sua volontà in un ragazzo, perdendo così la propria identità, e un uomo che, isolato da tutti, custodisce un castello, portando avanti una missione che non serve a nessuno. L’esistenza di questo mondo mitologico viene tuttavia interrotta dagli altri racconti, che ci catapultano nuovamente nella realtà senza colori che ci circonda. È la realtà dove un reduce di guerra cerca di adattarsi alla vita “normale”, dove la vita di un ragazzo violentato rimarrà sempre quella di un venditore di aquiloni e dove una escort mantenuta da un politico vive in una casa dove non entra mai nessuno sulla coste della ex Jugoslavia. L’ambientazione balcanica lascia trapelare il legame tra Kalytko e lo scrittore bosniaco Miljenko Jergovich, di cui Kalytko ha curato alcune delle traduzioni ucraine. Il risultato è una bella prosa breve, a cui la sensibilità poetica dell’autrice conferisce un andamento fresco e diverso. È sempre interessante osservare come tratta i nuovi orizzonti questa giovane scrittrice e poetessa ucraina.

 

Amelina

Passiamo infine al terzo romanzo, Dim dlja doma (Den for Dom), della giovane scrittrice leopolitana Victoria Amelina, che, al contrario di Zhadan e Kalytko, parla delle guerre passate per trovare una spiegazione alle guerre presenti e limita l’impressionismo osservato in Kalytko sostituendolo con un soggetto ricco di eventi. In un piccolo appartamento a Leopoli, dove tra l’altro ha vissuto il noto autore di romanzi fantascientifici e filosofici Stanisław Lem, Amelina racchiude la famiglia del colonnello Tsilyk, che, dopo la fine dell’Unione Sovietica, si è visto costretto a rimanere a vivere in Ucraina insieme alla moglie, conosciuta a Baku, e le due figlie. Entrambe le figlie sono divorziate, entrambe hanno una figlia, ed entrambe si chiamano Maria. La storia è raccontata dal punto di vista del loro cane che, come la famiglia di Tsilyk, è finito a vivere per puro caso nell’appartamento di Leopoli. La vicenda di Tsilyk, originario di Kharkiv, osteggiato per via della madrelingua russa, detentore di molti segreti gelosamente custoditi in una cassapanca, diventa paradigmatica dell’atmosfera sociale e culturale della Leopoli degli anni ’90. Amelina ci racconta la Leopoli ibrida del primo decennio post-sovietico attraverso i piccoli dettagli quotidiani che forse solo un cane può notare –  gli odori, gli oggetti della casa, il calendario sulla parete, i rumori della radio. Gli eventi che si susseguono sono quelli con cui tanti ucraini si sono dovuti confrontare almeno una volta nella vita: i soldi mancanti per un’operazione importante, le bustarelle agli insegnanti per ottenere un voto più alto,  un misero lavoro come commessa in uno dei tanti chioschi gestiti dalla mafia locale che negli anni ’90 spuntavano come funghi, la scelta di una professione che non piace solo perché c’è bisogno di soldi, o perché si è riusciti a corrompere qualcuno, l’emigrazione all’estero alla ricerca di una vita migliore. La durezza del vivere quotidiano porta i protagonisti a cercare la fuga in una realtà alternativa e a riscrivere il passato per sopravvivere al presente. Victoria Amelina ricostruisce quel tassello del passato che manca alle giovani generazioni e con questo la scrittrice definisce in particolare i temi con i quali lavorerà nei testi futuri. Il 5 Aprile sarà possibile incontrare Victoria Amelina di persona durante la presentazione del libro Den for Dom al consolato ucraino a Milano. I dettagli verranno sempre comunicati sul nostro sito.