Niprò 01/2022

 

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La nuova rivista che qui presentiamo porta il nome del più importante fiume ucraino. Uno dei più lunghi d’Europa, il fiume era noto all’antichità col nome greco di Boristene, in epoca moderna è stato chiamato prevalentemente Dnepr, è noto in bielorusso come Dnjapro, in rumeno come Nipru. In italiano è attestato il toponimo Niprò, ed è questo che abbiamo adottato per la nostra rivista, con la non celata speranza che il termine venga progressivamente lessicalizzato. Il fiume ha un forte valore simbolico per tutta la storia ucraina, dalle origini più remote fino ai giorni nostri. Con i suoi molti affuenti esso ha unito le terre e il popolo ucraino all’Europa e al Mar Nero; ne rappresenta anche la varietà culturale, linguistica e storica. Il Niprò è divenuto uno dei temi fondanti dell’opera del poeta romantico Taras Ševčenko, i cui versi risuonano in ogni angolo e in ogni circostanza della complessa e spesso tragica storia dell’Ucraina, dall’Ottocento fino ai giorni presenti.

La rivista si propone di offrire a un pubblico ampio degli strumenti appropriati per conoscere in modo più approfondito singoli periodi, episodi, scrittori, pittori, pensatori, problemi sociali e politici, correnti artistiche o altri argomenti che riguardano l’Ucraina. I lavori che proponiamo qui, e che intendiamo proporre anche nelle successive annate della rivista, sono e saranno metodologicamente rigorosi e fondati sulle più accreditate e autorevoli fonti storiche, letterarie, linguistiche, nelle varie discipline che compongono gli studi umanistici di oggi. Essi intendono al tempo stesso essere il più possibile chiari e accessibili anche a lettori non specialisti. Intendiamo offrire delle ‘chiavi’ per avere delle conoscenze più approfondite su singoli episodi, personaggi, problemi, questioni irrisolte, argomenti che possano interessare chi è curioso di conoscere un paese e una cultura fno ad oggi poco noti.

Ci auguriamo che alcune di queste ‘chiavi’ d’interpretazione possano risultare utili fn da questo primo numero di “Niprò – Rivista di studi ucraini”. Nella sezione dedicata agli articoli, Giulia Lami mette in evidenza alcune peculiarità e contraddizioni della drammatica situazione che l’attacco russo all’Ucraina ha generato su scala internazionale. Il saggio sul Barocco ucraino di Giovanna Brogi cerca di analizzare alcuni episodi della cultura dei secoli passati che possono aiutare a capire la realtà di oggi. Nel lavoro sulle politiche linguistiche nell’Ucraina contemporanea Laura Orazi affronta con argomenti scientifci il tema della situazione sociolinguistica dell’Ucraina che suscita tante polemiche e prese di posizione talora prive di fondamento. Lo scritto di Oleg Rumyantsev parla, in prospettiva storica, della questione, oggi particolarmente attuale, della colonizzazione della parte sud-orientale del territorio ucraino. Proponiamo infne un’affascinante lezione sull’arte ucraina d’avanguardia di Kseniia Konstantynenko. Concludono il numero le traduzioni di alcuni scritti del noto politico ucraino Vjačeslav Čornovil che sorprendono per la loro attualità. Le recensioni informeranno il lettore su alcune opere recentemente pubblicate in italiano nell’ambito degli studi ucraini.

Dunque, proponiamo ai lettori “Niprò”, una rivista dalle diverse tematiche, un fume dalle molte correnti. È ancora in fase iniziale la discussione sulla resa di alcuni toponimi per i quali fno al 1991 è stata usata esclusivamente la forma russa. Oltre a proporre in italiano il nome del fume “Niprò”, più rispettoso della fonetica italiana dell’ostico Dnipro o del russo Dnepr, per alcuni dei più importanti toponimi abbiamo adottato le forme ucraine che sono attualmente in uso in gran parte della stampa italiana e straniera: così avremo Kyiv (anziché Kiev), Charkiv (invece di Charkov), Odesa (invece di Odessa), sostituendo quindi gli esonimi con nomi ucraini. L’uso dei toponimi evolve, esso deve rispecchiare talvolta la grafa, talvolta la fonetica, talvolta entrambe. Diciamo New York, e non Nuova York, nonostante il primo toponimo non rispecchi in alcun modo la fonetica italiana. Al contrario, non diciamo Breslavia, termine italiano poco gradito dai colleghi polacchi, per rispetto dei quali scriviamo sempre Wrocław. Certo, Kyiv e Odesa non sono ancora entrati nell’uso corrente come l’ormai italianissimo Leopoli, ma per ogni cambiamento culturale ci vuole il suo tempo. Ci auguriamo di contribuire almeno un poco a una migliore conoscenza dell’Ucraina e della sua lunga storia. Ci auguriamo anche che possano sorgere, grazie alla rivista, nuove curiosità e scambi di idee.

Gli autori del primo numero sono tutti membri dell’Associane Italiana di Studi Ucraini (AISU) e probabilmente tali saranno molti autori dei saggi che verranno pubblicati nei prossimi numeri. La rivista è però aperta anche al contributo di quanti all’AISU non sono iscritti.

Buona lettura.

Il Direttore